La destra suicidaria
"Una logica suicidaria e da cattivi perdenti”. Non ci sono parole più appropriate per descrivere le condizioni in cui giace il centrodestra italiano, anche se a pronunciarle è stato il presidente dell’Ump, Jean-François Copé, a proposito dello stallo nel quale sono cadute le primarie del partito gollista (il suo contendente, l’ex primo ministro François Fillon, ha contestato con successo l’esito sfavorevole della consultazione: la parola passa alla Commission nationale des recours). Anche nel decorso crepuscolare delle destre, dunque, le sorelle latine mostrano un’affinità di destino.
19 AGO 20

"Una logica suicidaria e da cattivi perdenti”. Non ci sono parole più appropriate per descrivere le condizioni in cui giace il centrodestra italiano, anche se a pronunciarle è stato il presidente dell’Ump, Jean-François Copé, a proposito dello stallo nel quale sono cadute le primarie del partito gollista (il suo contendente, l’ex primo ministro François Fillon, ha contestato con successo l’esito sfavorevole della consultazione: la parola passa alla Commission nationale des recours). Anche nel decorso crepuscolare delle destre, dunque, le sorelle latine mostrano un’affinità di destino. Quella francese patisce il contraccolpo della sconfitta sarkozista alle presidenziali, una rotta che ha liberato il campo alla resa dei conti fratricida tra figure di apparato anche interessanti ma fragili, e che ha ridotto la competizione interna a un concorso fra sfumature di grigio (Fillon è di un grigiore perfetto) ed eccessi coloristici (Copé ha screziature rodomontesche).
Quanto al centrodestra italiano, sta riuscendo nel capolavoro di oltrepassare la fase discendente del cupio dissolvi, con l’aggravante di una rappresentanza parlamentare in uscita, sì, ma ancora virtualmente maggioritaria in un ramo del Parlamento e consistente nell’altro. Alla sostanziale incapacità di elaborare il lutto post berlusconiano attraverso un meccanismo di rilegittimazione popolare come le primarie, si sta aggiungendo la guerriglia civile nel recinto delle vecchie obbedienze liberate da ogni vincolo disciplinare: post missini contro post missini, forzisti smoderati contro post missini, fedelissimi del monarca autodeposto (ma vaglielo a ricordare) contro tutti. Nelle pieghe confuse della baruffa, poi, riluce perfino il profilo delle recenti candidature-meteore come quelle di Gianpiero Samorì e Alessandro Proto (a proposito, il candidato è già indagato per truffa e aggiotaggio: complimenti vivissimi). Stupisce, per ritornare alle parole di Copé, che il centrodestra italiano abbia scelto la via del suicidio senza alcuna luce di ragionevole compostezza.
Non è così che ci si predispone alla ritirata in buon ordine dopo un insuccesso; e di rovesci dietro l’angolo, da quelle parti, ce ne saranno in quantità non modica nei prossimi mesi. C’est fini? Forse. La sensatezza con la quale ieri il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha indicato nel senatore a vita Mario Monti una risorsa politica fungibile, ma non candidabile dalla prima lista-charme che passa, dovrebbe indurre il Pdl a spegnere l’assurda inclinazione a trasformare le primarie (se è vero che si faranno) in un referendum sulla memoria berlusconiana, anziché in un confronto sull’ipotesi di dare continuità al riformismo tecnocratico. Sempre che non sia tardi.